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dicembre 2005

foto Biancheri e Giavazzi

Boris Biancheri, presidente della Fieg e dell'Ansa, con l'economista Francesco Giavazzi. La foto è tratta dal sito dell'Epp-Ed, il Gruppo dei Popolari al Parlamento europeo.

Liberi di farsi pagare

Nello scontro tra editori e giornalisti per il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da quasi due anni, si è introdotto di recente anche il tema dei contributi statali all'editoria: diverse centinaia di migliaia di euro all'anno che piovono su giornali grandi e piccoli, di partito e non. Qualcuno dice che sia una forma di sostegno alla libertà di stampa; per altri invece è un modo per condizionare i media o per favorire gli editori, oppure semplicemente uno spreco di denaro pubblico. Ma chi beneficia di questi contributi? E quanti soldi prende?

Biancheri vs Giavazzi

L'ambasciatore Boris Biancheri, presidente della Fieg, Federazione italiana editori giornali, scrive al Corriere della Sera per contestare quanto l'economista Francesco Giavazzi ha sostenuto nel suo editoriale del 14 dicembre, cioè che "se lo Stato non elargisse contributi all'editoria, la controversia sul contratto di lavoro tra editori e giornalisti sarebbe già finita". Biancheri afferma che il ragionamento di Giavazzi si basa su dati errati: "La Fieg ha recentemente diffuso in dettaglio le cifre sugli attuali contributi all'editoria: la maggior parte (circa 150 milioni) va ai giornali di partito e alle cooperative, che sono di regola piccole imprese editoriali di origine politica o associazionistica".

Ora, Internet offre un grande vantaggio rispetto agli altri media: spesso permette di risalire facilmente alla fonte per controllare se una notizia è vera e riportata in modo corretto oppure no. Basta andare, ad esempio, nel sito degli editori per verificare quanto afferma Biancheri.

Le cifre della Fieg

Nel sito della Fieg si trova in effetti un comunicato sui "dati effettivi degli interventi per l'editoria", in cui si dice: "Con riferimento ai dati emersi negli ultimi giorni, la Fieg precisa che il totale degli interventi annuali ordinari dello Stato per l’editoria può essere stimato in 450-460 milioni di euro e non in oltre 700 milioni. Di questi, circa 150 milioni sono contributi diretti ai giornali organi di partito e movimenti politici e ai giornali di cooperative, 270 milioni sono per le Poste Italiane a compensazione delle tariffe di spedizione (circa 100 milioni per le pubblicazioni no-profit, 48 milioni per quotidiani e 120 milioni per periodici) e circa 40 milioni i rimborsi ai gestori telefonici".

Dunque, secondo la Fieg, i giornali di partito o di cooperative prendono circa un terzo dei contributi sull'editoria. Non si capisce come questo terzo diventi secondo Biancheri "la maggior parte" dei contributi, ma questo è solo un dettaglio.

Diciassette elenchi di contributi

Grazie a Google si può fare un passo in più: verificare dalla fonte diretta, cioè chi eroga i soldi. Basta cercare "contributi all'editoria" sul motore di ricerca; il primo risultato è quello giusto: il sito del governo e più precisamente la pagina della Presidenza del Consiglio con lo Speciale Contributi all'Editoria. Qui, suddiviso in 18 file, si trova l'elenco dettagliato di tutti i contributi pubblici all’editoria, sia diretti sia indiretti, e dei rispettivi beneficiari. Una nota avvisa che "la Legge Finanziaria per il 2006 ha profondamente innovato talune di queste disposizioni, in particolare per ciò che riguarda i contributi alle cooperative editoriali". Ed è questo infatti, come vedremo, uno dei punti caldi della questione.

Primi beneficiari i giornali politici

Un primo elenco riguarda i "contributi diretti per l'anno 2003 ai giornali politici e delle minoranze linguistiche". Beneficiari sono i "giornali organi di movimento politico avente un proprio gruppo parlamentare o due europarlamentari eletti nelle proprie liste, nonché i giornali organi di minoranze linguistiche aventi un rappresentante in parlamento". Qui troviamo i classici quotidiani di partito come l'Unità dei Democratici di sinistra (6 milioni 817mila euro di contributo), La Padania della Lega Nord (4 milioni 28mila euro), Liberazione di Rifondazione comunista (3 milioni 718mila), Europa di Democrazia e libertà - La Margherita (3 milioni 138mila), il Secolo d'Italia di Alleanza Nazionale (3 milioni 98mila), La Discussione della Democrazia cristiana per le autonomie (2 milioni 582mila) e altre sei testate: l'Avanti! della Domenica, Democrazia Cristiana, Il Sole che Ride dei Verdi, il bimestrale Liberal di Francesco Adornato e due giornali delle minoranze linguistiche, Le Peuple Valdôtaine e Zukunft in Südtirol.

Per Libero e Il Foglio è un affare

Più interessante il secondo elenco, "Contributi diretti per l'anno 2003 alle testate di cooperative speciali già organi di movimento politico con due parlamentari".

Qui troviamo al primo posto, con 5 milioni 371mila euro di contributo, Opinioni Nuove-Libero Quotidiano, ovvero il Libero di Vittorio Feltri. Per far ottenere i contributi statali al suo giornale (che è di proprietà della famiglia Angelucci, azionista anche dell'Unità), nel 2000 Feltri ha stretto un accordo con il Movimento monarchico italiano (Mmi). Come spiega il sito dei monarchici, "la testata Opinioni Nuove, di proprietà della Cooperativa Alberto Cavalletto (formata da esponenti dell’Mmi) viene affittata alla Vittorio Feltri Editrice srl per la durata di cinque anni. In cambio, la Direzione di Libero si impegna a sostenere la linea politica del Movimento".

Al secondo posto, con 3 milioni 511mila euro, Il Foglio di Giuliano Ferrara. Ferrara è tra i primi, nel 1997, a sfruttare l'opportunità offerta dalla legge: ottenere il contributo dello Stato trasformando un giornale generalmente definito di opinione (l'editore è Veronica Lario, moglie di Silvio Berlusconi) in un organo di partito. Per la precisione, il Foglio diventa "Organo della Convenzione per la Giustizia", costituita da Marcello Pera, il filosofo-senatore liberal-teocon di Forza Italia, e da Marco Boato (carriera politica: Lotta Continua, Democrazia Proletaria, Partito radicale, Verdi); l'anno successivo, Boato rompe il sodalizio con Pera e il suo posto viene preso da Sergio Fumagalli dei Socialisti democratici italiani (lo racconta lo stesso Boato).

Negli anni successivi, in particolare con la Finanziaria del 2001, la legge viene modificata in senso più restrittivo, lasciando però una scappatoia ai beneficiari dei contributi: le imprese editoriali che diventano cooperative continuano a godere delle sovvenzioni statali. "Un escamotage utilizzato da ben 17 giornali su 31, seppure in forme diverse", scrive il Sole 24 Ore del 18 agosto 2003. "Alcuni hanno trasformato la veste giuridica dell'impresa in cooperativa; altri hanno ceduto la testata a una società cooperativa creata ad hoc".

Ventidue organi e pseudo organi di partito

Nell'elenco di cui ci stiamo occupando, relativo appunto ai contributi per il 2003, i giornali di questo tipo sono 22. Dopo i già citati Libero e Il Foglio, ci sono quattro testate che ottengono lo stessa cifra (2 milioni 582mila euro): Il Giornale d'Italia, Linea del Movimento sociale Fiamma Tricolore, il quotidiano d'informazione Roma e Torino Cronaca - Il Borghese, proficuo connubio tra il quotidiano locale edito da Massimo Massano, ex deputato Msi già socio di Vittorio Feltri, e la storica rivista conservatrice fondata da Leo Longanesi e diretta per un certo periodo, alla fine degli anni Novanta, dal solito Feltri.

Seguono, nella classifica, il quotidiano economico napoletano Il Denaro (2 milioni 238mila euro) e il Riformista (2 milioni 179mila euro), il giornale di opinione fondato da Antonio Polito, oggi senatore della Margherita, definito nell'elenco della Presidenza del consiglio "Nuovo Riformistra già Le Ragioni del Socialismo".

Poi vengono La Cronaca (1 milione 874mila euro), quotidiano di Piacenza e Cremona, inizialmente sponsorizzato dal senatore popolare Angelo Rescaglio e dal diessino Sergio Trabattoni, Il Campanile Nuovo (1 milione 153mila euro), organo dell'Udeur di Clemente Mastella, e altre 12 testate con cifre inferiori al milione: Angeli, Aprile, Area, Avvenimenti, Cristiano Sociali News, Gazzetta Politica, Metropoli, Milano Metropoli, La Nuova Provincia, Opinione delle Libertà, Il Patto e la Voce Repubblicana.

E c'è anche chi ci imbastisce una truffa

Questo modo disinvolto di accedere ai soldi pubblici può sfociare anche in vere e proprie truffe come quella scoperta lo scorso maggio dalla Guardia di Finanza. Protagonista Massimo Bassoli, ex direttore del Giornale d'Italia e amministratore della società editrice dello stesso quotidiano (ma più noto forse come amico e biografo del cantante rock Frank Zappa), arrestato assieme ad altre tre persone con l'accusa di aver sotratto alle casse delle Stato 14 milioni di euro.

Come racconta il Corriere della Sera del 12 maggio, nella vicenda sono coinvolte quattro società, la cooperativa giornalistica Mediatel srl, Esedra srl, Esedra società cooperativa, Abrondhouse cooperativa giornalisti, vale a dire la proprietà e l’editrice del Giornale d’Italia, l’editrice del vecchio L’Indipendente (da poco rinato come supplemento del Giornale diretto da Maurizio Belpietro) e infine la società editrice di Puntocom, defunto quotidiano sul mondo dei media.

90 milioni di euro a 68 cooperative

Ma vediamo cosa contengono gli altri elenchi diffusi dalla Presidenza del consiglio. Il terzo elenco riguarda i "quotidiani e periodici editi da cooperative di giornalisti o da società la cui maggioranza del capitale sociale sia detenuta da cooperative nonché i quotidiani italiani editi e diffusi all'estero e i giornali in lingua di confine". In totale sotto questa voce vengono distribuiti circa 90 milioni di euro.

Nella classifica dei beneficiari, al primo posto c'è il quotidiano dei vescovi italiani, l'Avvenire (5 milioni 990mila euro di contributi per il 2003); al secondo il quotidiano economico Italia Oggi diretto da Paolo Panerai, che fa capo al gruppo ClassEditori, quotato in Borsa a Milano, ma la cui casa editrice è una cooperativa: Italia Oggi Editore-Erinne srl; al terzo il quotidiano comunista il manifesto (4 milioni 441mila euro).

Seguono altre 65 testate, tra cui molti quotidiani locali con contributi superiori a 2 milioni di euro: Cittadino di Lodi, Corriere di Forlì, Corriere di Perugia, Corriere di Firenze, Corriere del Giorno di Puglia e Lucania, Corriere mercantile, Giornale Nuovo della Toscana, Nuovo Oggi Molise, Primorsky Dnevnik, Voce di Romagna. Ma ci sono anche giornali sportivi come Sportsman-Cavalli Corse (2 milioni 582mila euro), quotidiani economici come Il Globo (2 milioni 571mila euro) e sindacali come il cislino Conquiste della Lavoro (3 milioni 275mila euro).

Nell'elenco figura anche il mensile di Legambiente La Nuova Ecologia (516mila euro) e il settimanale consumerista Il Salvagente (516mila euro). Esattamente la stessa cifra che prendono Carta, Fare vela, Luna Nuova, Motocross, Mucchio Selvaggio, Rassegna Sindacale e Trenta Giorni, il mensile cattolico diretto da Giulio Andreotti. Ultimo della lista Il Granchio con 41mila euro.

Qualche spicciolo ai non vedenti

Il quarto elenco riguarda i "contributi all'editoria speciale periodica per non vedenti relativi all'anno 2004". Sono in genere piccole cifre, quasi tutte inferiori ai 10mila euro, attribuite a 28 organizzazioni.

I frati non fanno voto di povertà

Poco elevate anche le cifre elargite a 124 giornali pubblicati e diffusi all'estero. In questo quinto elenco solo tre testate prendono più di 50mila euro: l'australiana Fiamma (143mila euro); la svizzera Pagina (89mila) e il Cittadino Canadese (53mila). Ci sono poi le 23 testate del sesto elenco: le pubblicazioni edite in Italia e diffuse prevalentemente all'estero, dove al primo posto c'è il Messaggero di Sant'Antonio del Frati minori conventuali di Padova (109mila euro).

Un contributo per due: Repubblica e Corriere

Il settimo elenco comprende due sole testate ma qui le cifre sono decisamente superiori. La Repubblica e Il Corriere della Sera, i due maggiori giornali Italiani, incassano rispettivamente 1 milione 351mila euro e 714mila euro in quanto "quotidiani italiani teletrasmessi in Paesi diversi da quelli membri dell'Unione Europea".

Acquisto della carta: un pacco di milioni

L'ottavo è l'elenco più lungo: comprende 459 "imprese editrici di quotidiani, periodici e libri ammesse al beneficio del credito d'imposta per l'acquisto della carta utilizzata nell'anno 2004". Il contributo ammonta al 10% delle spese sulla carta. I maggiori editori incassano cifre consistenti: Mondadori (che pubblica una quarantina di periodici tra cui Panorama, Donna Moderna e Tv Sorrisi e Canzoni) 10 milioni 74mila euro, Rcs Quotidiani (ovvero il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport) 8 milioni 686mila, Rcs Periodici (35 riviste tra cui Oggi, Novella 2000, Il Mondo, Amica e Anna) 3 milioni 502mila, Rcs Libri 1 milione 161mila, il Gruppo Editoriale L'Espresso (la Repubblica, l'Espresso e 25 quotidiani locali) 8 milioni 72mila, Il Sole 24 Ore 3 milioni 108mila, Poligrafici Editoriale (Il Giorno, La Nazione e Il Resto del Carlino) 2 milioni 780mila, l'Editrice La Stampa 2 milioni 589mila, Hachette Rusconi (14 periodici tra cui Gente, Elle e Gioia) 1 milione 994mila, Società Europea di Edizioni (Il Giornale) 1 milione 656mila, Periodici San Paolo (Famiglia Cristiana e altri periodici) 1 milione 263mila, Il Messaggero 1 milione 214mila, Cairo Editore (DiPiù e altri periodici) 1 milione 92mila.

Tariffe speciali in Posta

I tre elenchi successivi riguardano i "contributi per l'anno 2004 per le compensazioni a Poste Italiane Spa per le tariffe speciali applicate alle spedizioni editoriali". Anche qui, come si può immaginare, si tratta di cifre molto elevate, che piovono un po' su tutte le testate, dai quotidiani grandi e piccoli, ai settimanali di attualità o di gossip, alle riviste tecniche e specializzate, ai periodici di onlus e associazioni.

Ristrutturazione e ammodernamenti

Altri finanziamenti sono concessi alle imprese editoriali "per il credito agevolato e per il credito d'imposta in relazione agli investimenti fissi di ristrutturazione e ammodernamento della capacità produttiva"; una nota avvisa che i dati relativi sono in corso di elaborazione.

Riqualificazione e mobilità dei giornalisti

C'è poi il "fondo per la riqualificazione e la mobilità dei giornalisti". I maggiori beneficiari sono l'Unità (1 milione 982mila euro), la Edit di Alberto Donati, vicepresidente della Fieg, che pubblicava Bella altre riviste poi chiuse (691mila euro), il Secolo XIX (681mila euro), la Stampa (617mila mila euro) e l'Ansa di Boris Biancheri (323mila euro).

Agenzie gratis per le radio

Le tre tabelle successive riguardano le radio, a cui vengono rimborsate le spese per l'abbonamento ai servizi delle agenzie di informazione. A Radio radicale, ad esempio, vengono rimborsati 4 milioni 132mila euro, a Radio 24 Il Sole 24 Ore 257mila euro. Alle altre emittenti toccano cifre inferiori, in genere qualche migliaia di euro.

Rimborsi anche alle tv locali

L'ultimo elenco riguarda i rimborsi alle televisioni locali, sempre per le spese d'abbonamento alle agenzie di informazione. La cifra più alta, 370mila euro, la prende la pugliese Telenorba.

Qualche link per approfondire

Chi vuole conoscere altri particolari, può leggersi questi tre articoli: "Bloccare i 700 milioni di euro che lo Stato regala agli editori" di Pino Nicotri sul Barbiere della Sera, "Così lo Stato foraggia la stampa: una torta da 700 milioni" di Stefano Filippi sul Giornale ed "Editoria: Levi, oggi al tavolo con Fieg ed Fnsi proporrò riforma organica" dell'agenzia Asca, dove si parla del progetto di riforma dell'editoria a cui sta lavorando Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Ma soprattutto può rivedersi la bella inchiesta di Bernardo Iovene "Il finanziamento quotidiano", andata in onda il 23 aprile su Report, il programma di Milena Gabanelli su Raitre. Sui computer Apple il video però non si vede (a Rainet evidentemente non sono in grado di costruire un sito accessibile a tutti), ma si può comunque leggere la trascrizione dell'inchiesta.

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dicembre 2005

france 24 bloggers

Nella redazione di France 24, da 12 International Bloggers di Buzzbuzz.

France 24 nella blogsfera

France 24, la nuova tv all news via satellite e Internet, voluta dal presidente francese Jacques Chirac all'indomani della crisi irachena e inaugurata a tempo di record il 6 dicembre scorso, ha scelto un modo originale per farsi conoscere, oltre ai classici spot televisivi e agli annunci pubblicitari sui giornali. Ha invitato 12 blogger di diversi Paesi a visitare la sua sede, un palazzo di rue des Nations Unies a Issy-les-Moulineaux alle porte di Parigi (ci si arriva con la linea 12 del Metro), le stanze piene di tecnologie e alle pareti cartelli che ancora avvisano: attenzione, vernice fresca.

Qui i 12 blogger hanno visto come funziona la nuova tv presieduta da Alain de Pouzilhac e come lavorano i suoi 180 giornalisti (di 28 nazionalità), diretti da Grégoire Deniau.

L'idea è che i blogger si trasformino in "agenti virali dell'informazione", in grado di diffondere rapidamente nella blogsfera la notizia della nascita della nuova tv. Il risultato non sembra garantito, ma la scelta è comunque interessante e in linea con il carattere di France 24, che si definisce la prima catena totalmente convergente ("Abbiamo abolito tutte le frontiere tra televisone e Internet", dice il comunicato di presentazione).

Nel sito France24.com sono visibili in diretta streaming tutti i programmi, 24 ore al giorno, e si cerca in vari modi di favorire l'interattività con il pubblico, grazie a strumenti tipici del web 2.0, come i blog, i feed rss e i tag.

Il sito comunque è uno dei punti dolenti del progetto. Si vede che è stato messo in piedi in gran fretta, come del resto tutta l'impresa. Gli imprevisti infatti non mancano. Il più curioso: se si clicca su link "Come guardare la tv" si ottiene questo risultato: "Spiacenti, questa pagina non esiste su France24.com". Inoltre il sito è inguardabile sui Mac, cosa stupefacente per un progetto che ha grandi ambizioni e che vorrebbe far concorrenza alla Cnn e alla Bbc.

A proposito della visita dei blogger alla nuova tv, su Flickr c'è un ampio servizio fotografico (240 scatti), curato dal lussemburghese Emmanuel Vivier. Nel suo Blog & Buzz Marketing, Vivier fornisce anche l'elenco degli "influenti blogger" invitati da France 24.

Ci sono due italiani, Luca Conti (Pandemia) e Giuseppe Granieri (Blog Notes); due francesi, Gilles Klein (Pointblog) e Jean-Michel Billaut (Billaut); un belga, Luc Van Braekel (Lvb.net); un tedesco, Robert Basic (Basic Thinking); un olandese, Carl Jan Königel (sargasso); uno spagnolo, Juan Varela (Periodistas 21); un giordano, Roba Al-Assi (and far away...) e due statunitensi, Joanne Colan (Rocketboom) ed Emeka Okafor (Timbuktu Chronicles).

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dicembre 2005

salsa all'amatriciana

Salsa Kagome AnnaMamma.

Cnn all'amatriciana

Anche l'Italia ha la sua televisione internazionale, ad uso degli italiani in giro per il mondo e degli stranieri che vogliono informarsi sul nostro Paese. Si chiama Rai International e trasmette via satellite tre canali tv: uno per le Americhe, uno per l'Australia e uno per l'Asia e l'Africa.

Niente a che vedere però con France 24 nè tanto meno con la Cnn o la Bbc. Come testimonia un lettore del Corriere della Sera, appena tornato da un viaggio di due mesi in Sudamerica, che si dice sconcertato dalla programmazione della nostra tv di bandiera.

"Sarei curioso di sapere quali siano i dati d'ascolto e a quale target di telespettatori mira la Rai", scrive nella lettera pubblicata sul Corriere del 6 dicembre. "Escludo a priori gli italiani in vacanza all'estero per via della scarsa informazione e per i temi trattati: tg solo in orario italiano, telenovelas e telefilm di scarsa qualità e programmi per i piccoli; e dubito anche che sia un palinsesto per chi vive stabilmente in terra straniera e non paga il canone. Perchè non proporre ad esempio RaiNews24? Si eviterebbe di far sorbire repliche quarantennali e di guardare la Cnn per rimanere informati".

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novembre 2005

segolene royal

Mani Yang, Who's That Girl?, da flickr.

Tutti pazzi per Sègoléne

Dunque Ségolène Royal sarà il candidato dei socialisti alle elezioni presidenziali francesi del 2007. Con i suoi 180mila voti, il 60% dei suffragi, Ségolène ha sbaragliando i concorrenti del Parti Socialiste, Dominique Strauss-Kahn (118mila voti) e Laurent Fabius (33mila). E così il 22 aprile prossimo sfiderà Nicolas Sarkozy, il candidato del centro destra.

Quella della Royal è stata definita una candidatura costruita dai media e non si può negare che la maggioranza dei giornali e delle tv, non solo in Francia, abbia guardato con simpatia a questa bella signora cinquantenne, laureata in scienze economiche all'Università di Nancy e in scienze politiche a Sciences Po, allieva dell'École nationale d'administration, deputato dal 1988, tre volte ministro (all'ambiente, all'istruzione e alla famiglia) e dal 2004 presidente della regione Poitou-Charentes. "Tutte pazze per Madame Sègoléne", titolava La Stampa, in occasione della recente visita a Roma della Royal, definita da Repubblica "la grande comunicatrice".

segolene royal

The slimshady, Sègoléne Royal, da flickr

Ma un grande peso nel successo di Sègoléne l'hanno avuto anche i blog. In Francia è stata creato addirittura un neologismo, "segosphere", per indicare l'ampia rete di siti creata da militanti e simpatizzanti per sostenere la candidatura della Royal.

E Ségosphère si chiama uno dei più noti punti di ritrovo online dei giovani sostenitori di Ségolène. Tra le sue proposte, un video-mosaico che simbolizza la ricchezza dei contributi inviati su Internet dai Ségo fan.

I video autoprodotti sono infatti una delle caratteristiche della campagna online a sostegno di Ségolène. Tra i videoblog più visitati, SegoVideo.com, Ségolène Royal 2007-Vidéos et médias, Ségolène Royal en vidéo.

Il cuore della rete è Désirs d'avenir, il sito ufficiale di Ségolène Royal. A differenza di quanto accade in genere per quelli dei politici italiani, il sito della Ségolène dà grande importanza alla partecipazione degli utenti. L'interattività è al primo posto. I forum sono dedicati a temi come la politica internazionale e il ruolo della Francia nel mondo, l'economia e il lavoro, la protezioni sociale, l'ambiente e lo sviluppo. Si discutono questioni controverse come l'eguaglianza nell'istruzione, i diritti sindacali, le risorse energetiche non rinnovabili. I forum sono curati da un gruppo di 45 persone che, a turno, leggono, analizzano e sintetizzano i messaggi inviati dagli utenti (in settembre circa 7 mila). Lo scopo dichiarato è quello di fornire alla Royal una base di riflessione per formulare le sue proposte politiche.

Oltre al sito ufficiale si estende la grande rete dei siti simpatizzanti (molti) e antipatizzanti (meno numerosi). Una mappa cliccabile dei principali siti del primo tipo (sullo sfondo un collage di foto di Ségolène) si trova su una pagina di flickr curata da Yann.

Tra i blog, da segnalare Ségolène Royal dans la presse, una rassegna stampa curata da "un semplice cittadino di 25 anni senza alcun legame con Ségolène Royal, ma con il desiderio che sia presidente nel 2007", e Segolene-Headlines (in inglese), dedicato alla stampa estera.

Tutto fatto di immagini Segolotheque (Quelques images pour Ségolène); sondaggi, previsoni e analisi si trovano invece su Segoloscope.

Decisamente pro Ségolène Pour nous c'est elle! e Ségolène (sottotilo "Che vinca o no, noi la sosteniamo"); contro è invece il satirico PaslesRoyal.com! e Ségolène Royal, la néo puritaine, il cui motto è "Ni Sarko, ni Yoyo, ni Ségo".

manif pro-segolene manif pro-segolene manif pro-segolene

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